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Cinco Días · Intervista · 2026

«L'intelligenza artificiale europea deve essere diversa».

Cinco Días intervista Marco Cioffi sul ruolo che l'Europa può giocare nella prossima ondata di intelligenza artificiale — e perché imitare la Silicon Valley sarebbe il peggior errore strategico.

Nella conversazione con Cinco Días, Marco difende una tesi chiara: l'Europa non ha perso la corsa dell'AI, sta semplicemente correndo un'altra. Mentre Stati Uniti e Cina ottimizzano per scala e velocità, il continente può guidare su criteri differenti — fiducia, tracciabilità, vicinanza culturale e rispetto del dato — che il mercato globale finirà per esigere nei prossimi anni.

L'intervista approfondisce come l'AI Act, lungi dall'essere un freno, funzioni come un quadro che obbliga a costruire meglio. «I vincoli ben disegnati generano mestiere», spiega Marco, e paragona il momento attuale a quello dell'industria del lusso europea: una combinazione di regolazione, gusto e metodo che ha finito per definire uno standard mondiale.

«Non vogliamo un'AI più veloce. Vogliamo un'AI di cui valga la pena fidarsi.»

Marco descrive anche il modello operativo di Neuram: agenti specializzati — gli autopiloti — che si integrano in processi critici del cliente con un principio non negoziabile, ovvero la tracciabilità completa di ogni decisione. Ogni interazione può essere auditata, ogni output può essere spiegato, e l'umano mantiene sempre il controllo nei punti in cui il giudizio è insostituibile.

Il pezzo si chiude con una chiamata alle aziende spagnole: adottare l'AI non è un progetto di tecnologia, è un progetto di cultura. E l'Europa, ricorda Marco, da secoli è brava esattamente in questo.